Com'è, come non è, questo
blog mi sta riportando alla memoria un numero preoccupante di Figure
di Merda. Molte di esse, tra l'altro, riguardano tranvate prese di
testa, il che potrebbe suggerire a mia moglie alcune vaghe
giustificazioni sul mio comportamento bizzarro nel corso della vita.
Ma evidentemente c'è una ragione per tutto. Solo che non la
conosciamo.
Questo episodio potrei
intitolarlo "Uno a zero e palla al centro".
Alla ormai veneranda età
di 26 anni suonati vengo invitato, in virtù dei miei trascorsi
calcistici, a partecipare ad un torneo di calcio nel ruolo di
portiere.
Malgrado l'incipienza
addominale e la curva innaturale della colonna vertebrale, cedo alla
nostalgia narcisista e decido di partecipare. Riesumo la famigerata
borsa sportiva, spolvero & controllo, finché mi pare tutto a
posto.
La sera della prima
partita, senza aver fatto neanche un allenamento (i veri uomini non
si allenano, sono sempre pronti), ci vediamo al centro sportivo.
Spogliatoi, poi il rito della vestizione del portiere che è sempre
una gran bella cosa (sigh), e dopo pochi minuti sono pronto.
Entriamo in campo per
riscaldarci; faccio un po' di stretching (1 minuto), un po' di
pumping (?), poi mi dicono: "Aho' e mettite in porta!". Ok,
vado, non rompete il cazzo. Ciondolo a culo basso come Zoff alla
finale mondiale, prendo posizione (sono trascorsi circa cinque minuti
dall'entrata in campo e almeno 5 anni dall'ultima partita giocata).
Parte un cross, esco con
stile dai pali, salto e...
Mi ritrovo negli
spogliatoi, sotto la doccia, completamente vestito, mentre spiego ad
una ragazza che faccio l'impiegato alle poste e che canto in un
gruppo rock. Gli amici, al termine della partita, mi riportano a casa
ancora vestito da portiere (guanti e tutto), spiegano a mia madre che
ho preso una botta in testa e che forse è meglio se mi portano in
ospedale per un controllo. Infatti mi lasciano al pronto soccorso,
mentre spiego ad un barbone che sono il figlio di un noto nobile
romano e che ho avuto un incidente con la Jaguar. Mi fanno una
lastra, riscontrano un trauma cranico e mi trattengono per la notte,
assegnandomi una lettiga in corsia senza cuscino, mentre racconto ad
un portantino che ho perso le sigarette durante una corsa in moto.
Vestito da portiere, con ancora i guanti.
Il giorno dopo gli amici
(quelli veri) vengono a recuperarmi. Uno mi guarda preoccupato, mi
abbraccia e mi dice: "M'hanno detto che hai perso 'a coscienza".
Io non ricordo niente, per
fortuna, se non quello che vi ho raccontato.
Il torneo non so come è
finito.
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