martedì 17 settembre 2013

La soletta

Come già detto, i bambini NON fanno figure di merda. Però ogni tanto combinano delle cose esilaranti. Siccome racconterò le MIE esperienze esilaranti, e siccome sono ormai vaccinato agli insulti e dotato di una PATOLOGICA autoironia che è grande e potente tanto quanto la mia autostima, mi permetto di prendermi per il culo da solo e di espormi al vostro sberleffo, narrando delle innumerevoli disavventure che vieppiù mi ritorneranno alla mente, senza tema di sentirmi svilito. Quando esse si riferiranno al mondo dell'infanzia e della prima adolescenza, le titolerò "Remainder", come in questo caso.

Frequentavo la quarta o la quinta elementare, non ricordo bene. La mia classe era ampia e luminosa, grazie ai grandi finestroni che coprivano un'intera parete. Questi (i finestroni) arrivavano fino a circa un metro e mezzo dal pavimento, altezza alla quale si trovava una cosiddetta soletta (o soglia) di un bel marmo rosato. In pratica una balaustra, dove noi appoggiavamo piantine, disegni, cazzate varie e sotto la quale trovavano spazio mobiletti, banchi rotti, caccole e gomme da masticare usate.
Quel giorno la mia classe era arricchita dalla presenza di un'altra classe, completamente femminile (ebbene sì, c'ho una certa età, ai miei tempi le classi elementari erano a sesso unico) e noi fustacci facevamo a gara per dimostrare quanto fossimo simpatici e divertenti. In realtà io no, perché ero timido, ma quel giorno c'era quella ragazzina che tanto mi piaceva, così cercavo l'occasione per pavoneggiarmi.
Trovandomi ai primi banchi, ed essendo uno dei più prestanti, la maestra mi chiamava spesso a pulire la lavagna.
Mentre mi trovavo appunto alla lavagna a cancellar segnacci, mi scappa il cancellino e rotola leggiadro verso la finestra, inanellando capriccioso (mortacci sua) strane spirali che lo portano quasi sotto le gambe della mia bella. Non solo, lo portano pure sotto alla succitata soletta.
Così, dondolando disinvolto come novello AlbertoSordi, ecco che m'appropinquo al cancellino, mi piego guardando la mia bella, raccolgo il cancellino, mi rialzo e... SDA-DOOONNNG!! colpisco con la noce craniale la parte sottostante della soletta, con tutta la forza di cui è capace un giovane corpo coatto che si flette a molla per dimostrare scioltezza e prestanza. Un istante dopo la botta, questi i sintomi:
- totale assenza di udito
- totale assenza di sensibilità craniale
- totale assenza di equilibrio
- persistente e continuo rimbombo nelle recchie
- interruzione del flusso sanguigno al cervelletto
- sbandamento & scollamento dalla realtà.
Vedevo (ma non udivo!) le facce di tutti quegli stronzi che ridevano, e le loro facce si deformavano come nei film di Tarantino quando parla di droga. Le loro bocche si dilatavano come pesci rossi nella boccia, e io sentivo nella testa DIN DON, DIN DON come se mi trovassi alla festa del santo patrono. In mano, ancora il cancellino, nel naso la polvere di gesso. Non oso ancora pensare alla mia faccia in quel frangente, prima vera esibizione di rincoglionitismo pre-puberale.
Alcuni sono morti, per questo.
Io no, sono ancora qui.
Probabilmente per raccontarvelo.

Saluti a tutti.

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