Come già detto, i bambini
NON fanno figure di merda. Però ogni tanto combinano delle cose
esilaranti. Siccome racconterò le MIE esperienze esilaranti, e
siccome sono ormai vaccinato agli insulti e dotato di una PATOLOGICA
autoironia che è grande e potente tanto quanto la mia autostima, mi
permetto di prendermi per il culo da solo e di espormi al vostro
sberleffo, narrando delle innumerevoli disavventure che vieppiù mi
ritorneranno alla mente, senza tema di sentirmi svilito. Quando esse
si riferiranno al mondo dell'infanzia e della prima adolescenza, le
titolerò "Remainder", come in questo caso.
Frequentavo la quarta o la
quinta elementare, non ricordo bene. La mia classe era ampia e
luminosa, grazie ai grandi finestroni che coprivano un'intera parete.
Questi (i finestroni) arrivavano fino a circa un metro e mezzo dal
pavimento, altezza alla quale si trovava una cosiddetta soletta (o
soglia) di un bel marmo rosato. In pratica una balaustra, dove noi
appoggiavamo piantine, disegni, cazzate varie e sotto la quale
trovavano spazio mobiletti, banchi rotti, caccole e gomme da
masticare usate.
Quel giorno la mia classe
era arricchita dalla presenza di un'altra classe, completamente
femminile (ebbene sì, c'ho una certa età, ai miei tempi le classi
elementari erano a sesso unico) e noi fustacci facevamo a gara per
dimostrare quanto fossimo simpatici e divertenti. In realtà io no,
perché ero timido, ma quel giorno c'era quella ragazzina che tanto
mi piaceva, così cercavo l'occasione per pavoneggiarmi.
Trovandomi ai primi banchi,
ed essendo uno dei più prestanti, la maestra mi chiamava spesso a
pulire la lavagna.
Mentre mi trovavo appunto
alla lavagna a cancellar segnacci, mi scappa il cancellino e rotola
leggiadro verso la finestra, inanellando capriccioso (mortacci sua)
strane spirali che lo portano quasi sotto le gambe della mia bella.
Non solo, lo portano pure sotto alla succitata soletta.
Così, dondolando
disinvolto come novello AlbertoSordi, ecco che m'appropinquo al
cancellino, mi piego guardando la mia bella, raccolgo il cancellino,
mi rialzo e... SDA-DOOONNNG!! colpisco con la noce craniale la parte
sottostante della soletta, con tutta la forza di cui è capace un
giovane corpo coatto che si flette a molla per dimostrare scioltezza
e prestanza. Un istante dopo la botta, questi i sintomi:
- totale assenza di udito
- totale assenza di
sensibilità craniale
- totale assenza di
equilibrio
- persistente e continuo
rimbombo nelle recchie
- interruzione del flusso
sanguigno al cervelletto
- sbandamento &
scollamento dalla realtà.
Vedevo (ma non udivo!) le
facce di tutti quegli stronzi che ridevano, e le loro facce si
deformavano come nei film di Tarantino quando parla di droga. Le loro
bocche si dilatavano come pesci rossi nella boccia, e io sentivo
nella testa DIN DON, DIN DON come se mi trovassi alla festa del santo
patrono. In mano, ancora il cancellino, nel naso la polvere di gesso.
Non oso ancora pensare alla mia faccia in quel frangente, prima vera
esibizione di rincoglionitismo pre-puberale.
Alcuni sono morti, per
questo.
Io no, sono ancora qui.
Probabilmente per
raccontarvelo.
Saluti a tutti.
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