mercoledì 18 settembre 2013

La serranda

Ma eccoci tornati all'età adulta. Questa che vado a raccontarvi è il contraltare di quella infantile (La soletta), ove si dimostra con scientifica cura quanto l'evoluzione darwiniana poco possa contro l'insopprimibile connotazione genetica del coglione.

Ordunque.
A vent'anni, nel pieno della forma psico-fisica, lavoravo in una famosa frullateria della media periferia romana (Alberone). Era estate, e già da tempo il mio bioritmo si era invertito: lavoravo fino alle 5 o le 6 di mattina, riposavo fino alle 15 del pomeriggio, poi tornavo al lavoro. Proprio in uno di quei caldi pomeriggi, reduce da un'ulteriore nottata, lavoravo a pieno regime per sistemare il locale prima dell'apertura. La zona era quasi deserta, la serranda del negozio era abbassata a metà, e io entravo e uscivo continuamente dal locale per buttare cartoni di latte, ceste di frutta e spazzatura. Tale la routine del lavoro, che in uno degli ennesimi viaggi ecco che sbaglio il passo e invece di abbassarmi per entrare, carico tutto il peso sul piede d'appoggio come se volessi saltare in alto. E anche in quel caso... SDA-DOOONNNG!! (e due; poi dice perché uno diventa stupido...) colgo la base della saracinesca, proprio là dove c'è un piedino di metallo tagliente.
Giuro che non ho sentito niente, né dolore né rumore. Ho semplicemente "perso" quei pochi secondi di vita. Mi sono ritrovato per terra come una tartaruga rovesciata con ancora le casse vuote di latte in mano e le gambe che si muovevano per salire lo scalino, circondato dai colleghi, da altri commercianti, da POLIZIOTTI DI UNA VOLANTE DI PASSAGGIO, da gente che diceva: “Dio mio credevo che era un attentato!", e un poliziotto che diceva "Ci siamo fermati perché abbiamo sentito un boato" e uno che diceva "poverino" ma si vedeva benissimo che avrebbe voluto ridermi in faccia.
Io continuavo a ripetere "niente, niente" ma dentro di me avrei voluto tante carezzine e coccoline e mettermi un dito in bocca e sparire per un millennio dalla terra.
Poco dopo, siccome erano tutti molto sensibili e generosi, mi sono ritrovato da solo sulla metro per andare al S. Giovanni, sgocciolando sangue come una gallina sgozzata, con ancora la parannanza del lavoro sporca di gelato, che sorridevo imperturbabile alle orripilate vecchiette. Risultato: due punti di sutura all'attaccatura del naso, tra un sopracciglio e l'altro.
Mi riservo pubblicare foto di riscontro.

Per ora, buona sutura a tutti.

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