Ma eccoci tornati all'età
adulta. Questa che vado a raccontarvi è il contraltare di quella
infantile (La soletta), ove si dimostra con scientifica cura quanto
l'evoluzione darwiniana poco possa contro l'insopprimibile
connotazione genetica del coglione.
Ordunque.
A vent'anni, nel pieno
della forma psico-fisica, lavoravo in una famosa frullateria della
media periferia romana (Alberone). Era estate, e già da tempo il mio
bioritmo si era invertito: lavoravo fino alle 5 o le 6 di mattina,
riposavo fino alle 15 del pomeriggio, poi tornavo al lavoro. Proprio
in uno di quei caldi pomeriggi, reduce da un'ulteriore nottata,
lavoravo a pieno regime per sistemare il locale prima dell'apertura.
La zona era quasi deserta, la serranda del negozio era abbassata a
metà, e io entravo e uscivo continuamente dal locale per buttare
cartoni di latte, ceste di frutta e spazzatura. Tale la routine del
lavoro, che in uno degli ennesimi viaggi ecco che sbaglio il passo e
invece di abbassarmi per entrare, carico tutto il peso sul piede
d'appoggio come se volessi saltare in alto. E anche in quel caso...
SDA-DOOONNNG!! (e due; poi dice perché uno diventa stupido...) colgo
la base della saracinesca, proprio là dove c'è un piedino di
metallo tagliente.
Giuro che non ho sentito
niente, né dolore né rumore. Ho semplicemente "perso"
quei pochi secondi di vita. Mi sono ritrovato per terra come una
tartaruga rovesciata con ancora le casse vuote di latte in mano e le
gambe che si muovevano per salire lo scalino, circondato dai
colleghi, da altri commercianti, da POLIZIOTTI DI UNA VOLANTE DI
PASSAGGIO, da gente che diceva: “Dio mio credevo che era un
attentato!", e un poliziotto che diceva "Ci siamo fermati
perché abbiamo sentito un boato" e uno che diceva "poverino"
ma si vedeva benissimo che avrebbe voluto ridermi in faccia.
Io continuavo a ripetere
"niente, niente" ma dentro di me avrei voluto tante
carezzine e coccoline e mettermi un dito in bocca e sparire per un
millennio dalla terra.
Poco dopo, siccome erano
tutti molto sensibili e generosi, mi sono ritrovato da solo sulla
metro per andare al S. Giovanni, sgocciolando sangue come una gallina
sgozzata, con ancora la parannanza del lavoro sporca di gelato, che
sorridevo imperturbabile alle orripilate vecchiette. Risultato: due
punti di sutura all'attaccatura del naso, tra un sopracciglio e
l'altro.
Mi riservo pubblicare foto
di riscontro.
Per ora, buona sutura a
tutti.
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